Salve guys!
No, non sono sparita! Sono solo stata mooolto
impegnata. Sapete...sessione invernale, editing del primo romanzo in
pubblicazione (ebbene sì: ce l'abbiamo fatta), ricerca di un lavoro
(infruttuosa...ovviamente!) e nuova sessione d'esami. Insomma...diversi
impegni.
Comunque sto tornando! e con una recensione su un film che ho davvero davvero adorato: Jurassic World.
A presto (a quei pochi che si saranno chiesti dove sono finita!!XDXD)
Concerning Ash & Fire
Uno spazio dove parlare di film, libri e annessi e connessi! Nato dal piacere di condividere una e mille passioni e tante idee con chi, come me, sogna e vive mille e infiniti mondi...in cerca del proprio.
24 giu 2015
29 ott 2014
Noi siamo infinito (di S. Chbosky)
Altro film, davvero emozionante! A breve arriveremo anche con la recensione del libro.
Non è un fantasy...ma a volte la magia e l'emozione risiedono nelle realtà più comuni, anche quelle più tragiche.
Recensione del 20 luglio 2014
Non è un fantasy...ma a volte la magia e l'emozione risiedono nelle realtà più comuni, anche quelle più tragiche.
Recensione del 20 luglio 2014
Ieri sera, come degna conclusione di una giornata malinconica, ho deciso che un film, chiamiamolo "americanata", (inteso nel senso buono, riferendomi a quella cornucopica produzione d'oltreoceano di lungometraggi volti al divertimento e al conseguimento di un paio d'ore di estraneamento dal talvolta arido mondo in cui viviamo, piuttosto che all'analisi e alla riflessione su tematiche importanti e talvolta scomode) non poteva bastare. Non sarebbe stato adatto a quella serata. Ci sono volte in cui la malinconia ti porta a cercare lo svago, al fine di evitare la depressione, e altre invece in cui ti spinge verso una soluzione più difficile e meno immediata. Infondo, se gli ingranaggi già girano a questo punto diamo loro qualcosa da macinare. E così con una Burn Bue Refresh (per inciso, una bevanda di quell'azzurro cielo non può che invogliarti, ma riguardo a gusto...lasciamo perdere! Non vale la pena sentirsi Percy Jackson per qualcosa che ha un gusto discutibile e nonostante il nome e tre giorni di frigorifero era tutto tranne che Refresh) e un po' di scetticismo mi sono avvicinata ad un film che attendeva nella mia lista dei "da vedere" da un po' di tempo: "Noi siamo infinito" appunto.
Film del 2012, diretto e scritto da Stephen Chbosky, scrittore, regista, sceneggiatore e produttore statunitense, noto soprattutto per il suo best-seller "The Perks of Being a Wallflower", "Ragazzo da parete" nell'edizione italiana, opera da cui è tratto proprio il film di cui stiamo parlando. Dico subito che per quanto riguarda il libro non mi ci sono neppure avvicinata, per ora, ma assolutamente ho intenzione di leggerlo, soprattutto dopo aver visto il film e considerando che il regista e sceneggiatore è proprio l'autore. Comunque andiamo per gradi.
La storia ci introduce nella solitaria vita di un giovane adolescente, Charlie, interpretato da Logan Lerman, alle prese con problemi su vari fronti. Charlie deve affrontare il suo primo giorno di liceo, sotto la spinta della sua famiglia che cerca di fargli affrontare le difficoltà positivamente e a superare la sua timidezza e i suoi problemi relazionali. è un ragazzo molto timido e fin da subito è chiaro che la sua realtà è piuttosto complicata, la normalità minacciata dal fantasma di un amico morto suicida, dalle allucinazioni che lo tormentano, seppure nel film queste siano solo menzionate dai suoi genitori, e dai flash back della zia morta per incidente d'auto a cui era molto affezionato.
L'inizio nella nuova scuola non procede molto bene, e l'unico "amico" che riesce a conquistarsi è il suo professore di letteratura, il signor Anderson, che intrigato dalla viva intelligente del suo studente lo sprona a inseguire il suo sogno di scrittore. Le cose migliorano quando durante una partita di football incontra Sam e Patrick, due fratellastri che frequentano l'ultimo anno. Questi, colpiti dalla sua ironia e dalla sua mente innocentemente brillante, scoperta durante una festa durante la quale Charlie assume inconsapevolmente della droga, nonché impietositi dalla sua solitudine e dalla sua malinconia, lo accettano nel proprio gruppo. Da lì in poi è una continua altalena tra la scoperta di un nuovo sé grazie ai nuovi rapporti che lo aiutano a sentirsi vivo, e invece il dolore del passato che torna ogni volta più violento quando qualcosa si incrina. L'apice è raggiunto quando Sam e Patrick partono per il college e Charlie, rimasto solo, si ritrova a convivere coi suoi demoni e la verità sul suo passato, fino al crollo che lo porta in terapia in un ospedale psichiatrico.
Devo dire che questo film non è stato dei più commoventi che io abbia visto in assoluto, ma se vogliamo intendere il termine "coinvolgente" come sinonimo di emozionante, temo che non lo userei assolutamente. Userei piuttosto il termine "empatico". Questo film infatti non ti rende partecipe della vita di Charlie, così come siamo abituati, come se fossimo lui, ma piuttosto come una persona esterna, ma molto vicina a lui, che si preoccupa per il protagonista e la sua salute. Lo spettatore, pur avendo accesso ai pensieri di Charlie attraverso le lettere che scrive, che fungono come narratore della storia, ha decisamente più punti in comune con i genitori e i fratelli di Charlie, piuttosto che con Charlie stesso. Infatti non vediamo le sue allucinazioni, solo alcuni ricordi, come l'incidente d'auto della zia e alcuni ricordi legati a lei, e comunque solo quelli riguardo ciò che la famiglia conosce. Tutto ciò che riguarda il dolore di Charlie, legato al suo segreto, non ne veniamo a conoscenza se non quando Charlie perde il controllo. Lo spettatore percepisce chiaramente la preoccupazione, l'affetto e la dolcezza che si provano nei confronti del ragazzo, piuttosto che i suoi sentimenti diretti. Questi sono piuttosto descritti da lui attraverso le lettere.
La tematica centrale del film, e il corollario di temi di certo non facili che ne seguono, è trattata con molta attenzione e rispetto. Chbosky, almeno nel film, nel libro vedremo, non avanza nessun tipo di giudizio o pregiudizio riguardo nessuna delle sue tematiche, che si tratti dell'alienazione sociale, della psicosi o dell'omosessualità, il ché è un sollievo, in un tempo in cui tutti sentono di dover dire la propria su ogni cosa, oltre che ammirevole. Chbosky non presenta un messaggio, ma racconta una storia. In maniera semplice, senza pretese o illusioni. Non esalta il significato, ma la persona, lasciando che attraverso di lei anche lui si riveli, ma senza mai prevaricare su di essa.
Per quanto riguarda il punto di vista, definiamolo tecnico, la nota di merito va, sopra ogni cosa, alla scelta del cast. Emma Watson e Ezra Miller, ma soprattutto quest'ultimo, sono davvero fantastici e confermano il loro notevole talento. Ezra Miller in particolar modo, fin dalla prima apparizione, è estremamente coinvolgente. Tuttavia, nonostante non abbia ricevuto lo stesso riconoscimento rispetto ai suoi due colleghi, la vera perla è stata Logan Lerman nei panni di Charlie. La sua interpretazione è stata così realistica ed empatica che, almeno a mio parere, avrebbe meritato molto più di un Teen Choice Award. Questo giovanissimo si conferma indubbiamente un artista con tutte le carte in regola per diventare davvero un ottimo attore.
Ultimamente, più per caso che per ricerca voluta, mi sto dedicando alla "New Generation", la nuova generazione di giovani interpreti, e resto sempre più soddisfatta dal gran numero di attori davvero talentuosi che si confermano in questa arte e Lerman è decisamente uno di questi, a pieno titolo.
Nella sua semplicità, questo film è un inno alla Vita, nella sua forma più pura. Non ci sono eroi, non ci sono mostri, solo la lotta di ogni giorno alla ricerca di chi siamo e chi vorremo essere. La ricerca di quel momento in cui sentiamo di esserci davvero. Questo film, nella sua semplicità, ha toccato parti di me, come pochi altri film hanno fatto e come nessuno negli ultimi anni. è un gioiello, una rarità del cinema moderno che tutti dovrebbero vedere.
World War Z
Ecco la prima recensione di un film! Quella che è stata una vera e propria rivelazione...
Post del 26 novembre 2013
World War Z
Post del 26 novembre 2013
World War Z
Premessa: non ho mai molto amato il genere zombie-movie. Anzi, si può dire che l'ho sempre evitato accuratamente, salvo poche e piccole eccezioni quale, ad esempio, "I am Legend". Questo per dire che mi sono avvicinata al film più per noia che per interesse, in un pomeriggio dove dovevo svagarmi senza dovermi impegnare molto, ma soprattutto senza alcuna aspettativa.
Il risultato è stato un trionfo: ho dovuto rivedere completamente la mia posizione riguardo a questo film.
La trama, in realtà, non ha nulla di particolarmente originale (diciamocelo: visto uno zombie-movie li hai visti tutti); eppure questo film sa distinguersi per varie ragioni.
Prima cosa tra tutte, e ragione per cui non ho potuto NON amare questo film, è la regia. Marc Forster è un genio, cosa che non dovrebbe sorprenderci dal regista di Neverland, eppure lo fa, e alla grande. Le riprese sono eccezionali, riesce a dipingere queste immagini con una realtà quasi sconvolgente, tanto da portarti a sentirtene parte. Si ferma su alcune immagini, quasi come se prendesse istantanee, che ricordano una tavolozza, la focalizzazione su un momento, una sensazione, prima che il protagonista la imprima nella propria memoria. Le riprese sono raccolte in un modo che pare Forster volesse creare una serie di immagini significative per narrare una storia, più che una sequenza continua. Per tutto il film, la sensazione è quella di essere davanti ad un fumetto: un fumetto meraviglioso che prende vita sotto ai nostri occhi. Davvero meraviglioso!
Un altro aspetto che ho particolarmente amato del film è stato il discostamento dal filone epico che solitamente questo genere di film tende ad assumere: l'uomo invincibile che sfida l'oscurità per salvare il mondo intero. In questo film sono stata felice di non aver riscontrato questa mania tipicamente statunitense di enfatizzare l'immagine dell'American Hero. Gerry Lane infatti, seppure compia tutte le gesta utili a valergli il titolo, riesce comunque a non risultare forzato o mitizzato. Riesce a restare in disparte, certo un'enorme nota di merito va all'interprete, Brad Pitt, per questo, lasciando che il punto focale della vicenda sia non tanto lui o la bestialità degli infetti, che infatti vengono ripresi molto poco e quasi mai chiaramente, ma piuttosto l'impegno, comune o meno, di cercare una cura, una soluzione. La vera protagonista del film è la ricerca, e Lane, come gli altri personaggi non sono che un veicolo per raggiungere lo scopo.
Già che lo abbiamo citato, proseguiamo: Brad Pitt dimostra (vorrei dire ancora) di non essere solo un bel faccino, ma un vero attore davvero in gamba. Riesce a dar vita a questo personaggio, a dipingere un padre di famiglia comune travagliato, al punto che non solo non potremmo definirlo un eroe, ma che addirittura non definiremmo bello. Se chiedessero di descrivere il personaggio dopo la visione, nonostante l'attore mozzafiato, "bello" non sarebbe certo tra le prime cose che diremmo. Lo interpreta così bene al punto da farci dimenticare che si tratta di lui, quasi imbruttendosi e apparendo un uomo comune. Anche il resto del cast non delude, con un particolare inchino per Pierfrancesco Favino, non delude mai.
Il film risulta piuttosto lungo, eppure non pesante, l'azione si interpone invece alle fasi investigative, ma nessuna delle due visuali è mai abbastanza lunga da risultare noiosa o esagerata. Ancora una volta delle istantanee che danno una certa dinamicità al film che riesce a tenere piuttosto viva l'attenzione dello spettatore per tutta la durata della proiezione.
In definitiva, direi proprio un bel film. Piacevole, MOLTO ben girato e spettacolare quanto basta da non diventare esagerato. Mi spiace molto che non abbia avuto il seguito di altri film del genere che a mio parere non sarebbero assolutamente all'altezza di reggere il confronto. Uscisse un seguito, sarebbe uno dei pochi film degli ultimi anni per il quale non mi interesserebbe spendere l'esorbitante costo dei biglietti del cinema di oggi. Rimpiango anzi di non averlo fatto già per il primo.
Ammetto inoltre che il film mi ha parecchio invogliata a leggere anche il libro di Max Brooks da cui prende spunto. Nel caso vi dirò se reggerà il paragone col film o meno.
Per ora chiudo qui. Buona visione.
28 ott 2014
I regni di Nashira - Il sogno di Talitha & Le spade dei ribelli
Da grande fan del fantasy, non potevo non concentrarmi anche sulla nostra Licia Nazionale, soprattutto visto che sono stata tra le fan più folli delle Cronache del Mondo Emerso e poi del personaggio di Dubhe, anche se vedrete...non sono priva di critiche....buona lettura.
Saiph, inizialmente pare di nuovo il ragazzo sottomesso, messo a fianco della protagonista allo scopo di sostenerla e dare il via ad una storia d'amore. Inizialmente pare che il giovane sia piuttosto inutile e quasi una palla al piede. La situazione migliora quando i giovani sono costretti a muoversi in quello che è il mondo di Saiph. Forse il personaggio, a questo punto, poteva essere messo maggiormente in rilievo, ma in ogni caso pare riscattarsi, soprattutto perché dimostra di essere il punto focale realistico dell'intera storia. Se Talitha è viziata e ingenua fino a risultare quasi insensata, Saiph invece dimostra di essere un osservatore molto più attento e soprattutto più intelligente e realista. Una differenza tra i due giovani che diventerà più evidente nel secondo volume e rappresenterà il punto cardine della vicenda.
La recensione è del 19 novembre 2013. Spero di mettere presto le mani sul terzo volume (possibilmente in edizione economica) e vedere come procede.
Bene, guys!
Eccoci con la prima. Finalmente dopo tempo sono riuscita a dedicare del tempo all'ultima fatica della nostra connazionale Licia Troisi. Devo ammettere che non sapevo bene cosa aspettarmi, ma dopo un inizio non troppo convincente, ho dovuto ricredermi su questa nuova opera. Ho appena finito i primi due volumi, proprio all'uscita del terzo, "Il sacrificio", avvenuta giusto un paio di settimane fa. L'opera è concepita come una quadrilogia, il che, devo ammettere, è già una piacevole novità di per sé. Ma andiamo con ordine...
Il sogno di Talitha
In due parole: noioso e prevedibile. Non entusiasma particolarmente per originalità o colpi di scena. In realtà è di nuovo la stessa storia: giovane ragazza si ribella al suo destino in luce della propria indipendenza e di un obbiettivo più grande, seguita da un giovane succube e privo quasi di iniziativa. Due giovani contro il mondo, un cattivo che piega il mondo a suo favore, la corruzione al potere, una minaccia che solo i protagonisti possono sventare e un giovane amore dietro l'angolo. Insomma, lo schema è sempre quello. Certo, è uno schema in cui la Troisi eccelle, eppure speravo in un rinnovamento che andasse oltre la mera geografia e mitologia specifica dell'opera, seppure fosse comunque un inizio.
Il mondo ricreato da Licia, è invece piuttosto interessante. Un'idea originale e ben studiata, che fa sognare, una volta tanto qualcosa di nuovo. L'idea di un mondo in cui l'aria è davvero il bene più prezioso e il cielo è un tabù inviolabile, è piacevolmente affascinante, anche nella sua estrema semplicità. Licia sa perfettamente quale magia si nasconde nei cieli, e con questo mondo ci aiuta a riscoprire il fascino che essi hanno sempre esercitato sul mondo.
I personaggi sono, come sempre, piuttosto ben delineati. Devo ribadire però, piuttosto poco originali. Talitha, devo ammettere, mi è risultata ben poco piacevole. Nonostante io adori i personaggi femminili ribelli e controversi, Talitha mi è parsa più come una giovane fin troppo abituata alla sua posizione privilegiata. Abituata, nonostante tutto, a ottenere ciò che vuole, nel momento in cui la vita le dimostra che ognuno ha degli obblighi fa semplicemente ciò che ha sempre fatto: punta i piedi e continua a fare ciò che vuole, senza preoccuparsi troppo di chi potrebbe pagarne le conseguenze (impressione decisamente convalidata nel secondo volume). Più rilievo meritava, a mio parere, la sorella, un personaggio che poteva avere davvero i connotati di una nuova eroina, ma che è stata accantonata troppo presto.
Saiph, inizialmente pare di nuovo il ragazzo sottomesso, messo a fianco della protagonista allo scopo di sostenerla e dare il via ad una storia d'amore. Inizialmente pare che il giovane sia piuttosto inutile e quasi una palla al piede. La situazione migliora quando i giovani sono costretti a muoversi in quello che è il mondo di Saiph. Forse il personaggio, a questo punto, poteva essere messo maggiormente in rilievo, ma in ogni caso pare riscattarsi, soprattutto perché dimostra di essere il punto focale realistico dell'intera storia. Se Talitha è viziata e ingenua fino a risultare quasi insensata, Saiph invece dimostra di essere un osservatore molto più attento e soprattutto più intelligente e realista. Una differenza tra i due giovani che diventerà più evidente nel secondo volume e rappresenterà il punto cardine della vicenda.
La lettura è stata piacevole e lineare. Licia scrive bene come sempre, dunque la lettura scorre scorrevole e veloce. Tuttavia, alla fine del libro non potevo dirmi proprio soddisfatta. La mia opinione è cambiata radicalmente col secondo volume.
Le spade dei ribelli
Con questo secondo libro non posso che dire: ERA ORA!!!
Fin dall'inizio sono stata una grande fan di Licia Troisi e delle sue produzioni. Tuttavia devo dire che nel corso degli anni, il mio entusiasmo è andato via via scemando. La fantastica rivelazione delle Cronache del Mondo Emerso, è stata poi stemperata dalla ripresa quasi costante dello stesso schema anche nelle opere successive. Per quanto amassi quel mondo, avrei preferito anche un certo rinnovamento che invece non ho visto chiaramente.
Nonostante alcuni schemi si ripetano anche in "Le spade dei ribelli", la storia è piacevolmente avvincente e finalmente sono tornata a sentirmi come durante il periodo dell'oro delle cronache: in trepida attesa dell'evento della pagina successiva, cosa che coi libri precedenti non ero più stata molto in grado di percepire.
Il personaggio di Saiph finalmente prende corpo e non può che farsi amare. Per alcuni tratti ricorda molto Sennar e il suo viaggio nel Mondo Sommerso, tuttavia scoprire che lo "schiavo" in realtà non è un peso morto, ma forse il vero eroe della vicenda riempie il vuoto che invece crea la caduta del personaggio di Talitha. Anche questa caduta del personaggio principale, non è del tutto originale: sotto vari punti di vista ricorda Dubhe e la sua maledizione, ma solo per l'annunciarsi di un'oscurità che pare braccarla e farne un'assassina piuttosto che un'eroina. Per il resto Talitha è molto diversa e quelle che sono state le mie impressioni iniziali riguardo a questo personaggio non possono che consolidarsi. Talitha, per l'ennesima volta, abbandona tutto e tutti, persino la sua importante missione, solo per compiacere se stessa, non solo mettendo in pericolo Saiph, ma scaricando su di lui il proprio fardello pur di esserne libera e seguire la sua volontà. Si intuisce che dietro questa discesa nell'oblio ci sia qualcosa di più oscuro, eppure non ci aiuta a rendercela più simpatica. Anzi, non fa che sottolinearne le debolezze. Anche la sua infatuazione per Melkise non è del tutto una novità. Ritroviamo gli echi degli amori infantili di Nihal e di Dubhe per i propri maestri.
Il vero eroe dunque, è Saiph, con la sua immagine di bravo ragazzo, immensamente innamorato, pronto a tutto per il proprio amore. Persino a farsi da parte quando l'amata non ha bisogno di lui. In realtà mi trovo a chiedermi come faccia la Troisi a delineare un tale personaggio, che per mia opinione è così irreale. Saiph e Sennar non possono non affascinarci coi loro sentimenti e le proprie dimostrazioni d'amore, possiamo dire irreali e fantastiche. Personalmente, trovavo Learco un personaggio molto più credibile e affascinante, eppure Licia riesce a materializzare nelle nostre menti questi due personaggi così bene da renderceli più cari rispetto al meraviglioso Learco. Su questo punto, ancora una volta, Licia fa centro.
Finalmente sembrava di leggere di nuovo la Troisi delle Cronache, lasciandoti l'amarezza dell'ultima pagina e la necessità di un altro libro.
Ora, non vedo l'ora di leggere "Il sacrificio" e vedere se l'entusiasmo del secondo volume permarrà anche per il terzo.
Sono davvero felice, di non essermi scoraggiata dopo il primo volume, perché il secondo merita l'attesa, quindi, guys, buttatevici sopra il prima possibile....
...LICIA IS BACK!!!
Graceling & Fire (Kristin Cashore)
Ecco le "recensioni" (chiamiamole così) dei primi due volumi della trilogia di Cashore, che personalmente ho amato, anche se sono rimasta parzialmente delusa dall'ultimo volume....ragione per cui probabilmente non ho voluto scrivere nulla a riguardo finora.
Graceling (26 novembre 2012)
Fire (3 dicembre 2012)
Graceling (26 novembre 2012)
Salve ragazzi,
da qualche parte dovremo pur cominciare, dunque: comincerò con l'ultimo libro appena letto. Le mie recensioni inizieranno dunque con "Graceling" di Kristin Cashore della Trilogia dei Sette Regni.
Non posso che dare un'opinione positiva in quanto la narrazione è alquanto scorrevole e la storia piuttosto accattivante. Certo fa riferimento alla ormai trita e ritrita figura della giovane eroina tormentata da un futuro e capacità oscuri che parte per una missione di riscatto.
A discolpa possiamo comunque riconoscere un personaggio maschile molto ben delineato e che talvolta pare addirittura rubare il ruolo di personaggio principale alla giovane Katje, e un finale comunque tutt'altro che tipico.
Una leggera lettura tuttavia molto piacevole e convolgente.
Il secondo volume della saga è "Fire" che in realtà è un prequel.
Ci aggiorneremo alla prossima
Fire (3 dicembre 2012)
L'opera (lasciatemi dire "quasi ovviamente") è un'opera fantasy e come vi avevo già preventivamente anticipato nella nota su "Graceling" della stessa autrice, questo entusiasmante libro è il prequel del primo libro edito.
La storia narra delle vicende della Valle, la terra misteriora che si trova oltre le catene montuose all'estremo oriente dei sette regni, abitata dai mostri. Questi sono creature dalla bellezza disarmante che utilizzano il loro fascino per controllare gli altri esseri viventi. La storia si apre fin da subito aprendo un capitolo irrisolto del libro precedente: le origini di Leck, re graceling di Monsea. Leck comunque rimane un personaggiodi secondo piano che resta quasi sempre nell'ombra. Il personaggio principale è invece Fire, un mostro dalle sembianze umane, l'ultimo della sua specie dopo il suicidio del padre, resa ancora più pericolosa (molto spesso in primis per se stessa) dal fatto di essere un esemplare femmina. La storia comincia con strani cacciatori dalle menti offuscate che tentano di ucciderla, finché non viene condotta a corte dal re per aiutare lo spionaggio grazie ai suoi formidabili poteri di manipolazione mentale.
Devo dire, che lo stile dell'autrice mi piace sempre di più. Nonostante mantenga fermi alcuni capisaldi del genere, come la figura dell'eroina terrorizzata dai suoi poteri, abbandonata, sola, il cavaliere impavido,ecc, riesce a dare a questi topic un tocco di originalità e soprattutto di realismo. Il lieto fine non è mai realmente "lieto" e le vittorie sono quasi sempre oscurate dal rimorso, dal rancore, dalla perdita. La parola fine non chiude mai la trama, non indica mai il raggiungimento del bene o della felicità, bensì raggiunge piuttosto uno status quo più positivo di quello d'inizio da cui tutto è cominciato. Cashore ti fa innamorare dei personaggi e te li fa abbandonare sempre troppo presto, lasciandoti a sognare sul loro futuro e sulle loro ulteriori mille avventure. Ti stuzzica chiudendo la porta, ma lasciandola tuttavia sempre un poco socchiusa, quel che basta da permetterti di sbirciare oltre la soglia, fremente di curiosità. Ciò non è certo semplificato dal fatto che tutte le chiusure hanno sempre un retrogusto amaro. Soprattutto nel caso di "Fire", dove l'autrice ci lascia con una pira funeraria che ci fa rimirare la copertina con un senso di profonda angoscia.
Tutti gli ideali sono delineati da un lato oscuro; il matrimonio dal tradimento, l'amicizia dall'egoismo, l'amore dalla gelosia. La felicità spesso ha un costo troppo elevato, come la morte di un amico, il tradimento della famiglia, la perdita di un sogno. La felicità è sempre insaporita da un costante e cinico realismo.
I personaggi sono come sempre molto interessanti e affascinanti. Fire forse poteva spiccare un pò di più, ma è comunque impossibile non affezionarcisi.
Devo ammettere che alle somme ho preferito questo volume al primo.
Valutazione finale....assolutamente da leggere.
(Ulteriore pensiero: un'enorme nota di pregio è il rapporto che si crea tra Fire e Brigan. L'autrice dimentica il romanticismo e ci troviamo davanti a un rapporto davvero realistico, possibile verosimilmente solo tra persone con sentimenti e esperienze simili. Davvero un rapporto per una volta che non ci fa sognare l'impossibile che davvero ci fa sperare in un rapporto fantastico e vero.)
(Ulteriore pensiero: un'enorme nota di pregio è il rapporto che si crea tra Fire e Brigan. L'autrice dimentica il romanticismo e ci troviamo davanti a un rapporto davvero realistico, possibile verosimilmente solo tra persone con sentimenti e esperienze simili. Davvero un rapporto per una volta che non ci fa sognare l'impossibile che davvero ci fa sperare in un rapporto fantastico e vero.)
Prima recensione: La corporazione dei maghi (Trudi Canavan)
Recensione pubblicata il 1 dicembre 2012 sulla pagina Facebook.
Ho terminato giusto ieri sera il primo volume della Trilogia del mago nero di Trudi Canavan, nota autrice australiana molto amata soprattutto in Europa. Per tanti anni ho sentito tesserne le lodi come di una delle produzioni fantasy meglio riuscite degli ultimi tempi, per cui, recuperata quasi per errore una copia in edizione economica edita da TEA e per di più in sconto, mi sono lanciata in questo nuovo mondo.
Devo ammettere con non poco dispiacere che fin da subito il libro mi ha piuttosto deluso. Il mondo, pur essendo di fantasia, quindi puramente inventato, non è descritto quasi in nessun grado e nemmeno la città viene descritta sufficientemente bene da farti sentire partecipe degli avvenimenti. L'autrice sembra quasi dare per scontato che il lettore già conosca perfettamente il mondo di cui sta leggendo e le persone, razze e animali che la abitino. Ecco dunque che fin da subito si creano fastidiose incompresioni riguardanti animali dai nomi esotici che in prima battuta non si sa se la parola sia una svista del traduttore, un errore di stampa o altro. Una parola non meglio specificata abbandonata a se stessa, senza descrizione né altro che possa meglio farci capire di che tipo di creatura si stia parlando. Lo stesso vale per i popoli davvero poco descritti come per i luoghi. Posso comprendere la ricercata semplicità della descrizione, di cui, tuttavia, non sono una particolare fan, ma che per molti è indizio di elogio di un'opera rispetto ad un'altra (tuttavia in questo caso è una questione di predilezione), ma non posso certo amare la leggerezza nel trattare particolari che, seppur insignificanti, fanno rivivere nelle nostre menti vividi e reali i mondi dei quali leggiamo. Come posso immaginare e poi amare una realtà quando non posso visualizzarla per carenza di particolari?
Ciò nonostante, la lettura è quasi sempre fluida e rapida e porta a terminare il libro quando non pare neppure di averlo cominciato.
La trama è piuttosto buona seppure l'abbia trovata debole in alcuni punti. Personaggi intelligenti che tutto ad un tratto diventano inabili per amor di un colpo di scena tutt'altro che imprevedibile. Motivazioni di macchinazioni deboli come castelli di carta.
I personaggi sono piuttosto buoni, anche se quest'opera è una delle poche in cui io abbia riscontrato un personaggio primario risultarmi odioso. Sonea infatti non presenta alcuna peculiarità particolare. Sembra più farsi trascinare dagli eventi e da chi la circonda piuttosto che vivere in prima persona l'avventura di cui è protagonista. Non è partecipe degli eventi, ma vittima della narrazione. Un personaggio che personalmente sarebbe più abile a fare da retroscena ad altri ben più valevoli e attivi. Punteggio massimo, invece, per il personaggio di Ceryni. Sebbene sia, in effetti, più che ridondante ormai in letteratura l'immagine del giovane innamorato che, in disparte, cela i propri sentimenti ma è pronto a tutto pur di aiutare l'eroina, non si può non affezionarsi a questo giovane eroe che non solo affronta mille pericoli e sfide in nome della ragazza che ama, ma in più è anche molto sfortunato in quasi ogni passo che muove, per terminare alla fine del libro sì, liberato dalla prigionia, ma solo e con un rifiuto piuttosto deciso.
In ogni caso il libro si chiude tenendo aperto un portone su una questione irrisolta che promette una storia più avvincente (seppur scontata) di quella appena conclusasi.
Nonostante le molte critiche che potete leggere è comunque un piacevole svago. Scritto piuttosto bene, si legge velocemente e in maniera scorrevole.
Buona lettura.
Work in progress...
Mentre vedrò di organizzare al meglio la faccenda, ripubblicherò quelle che sono state le ultime recensioni dell'ultimo anno e mezzo...o comunque le più significative.
Spero di ricevere anche i vostri pareri!!
Spero di ricevere anche i vostri pareri!!
No Initiation Without Presentation!!
Molto bene signori!!
Ecco il primo post di questo splendido e fenomenale blog!
Questo era un progetto che da molto tempo volevo portare avanti, ma un po' temendolo, un po' avendo troppe e molteplici idee, mi sono sempre trattenuta con la classica scusa "Ma sì! prima o poi...quando avrò tempo!". Il fatto è che il poi risulta quasi sempre vincente rispetto al prima, e ovviamente non si ha mai del tempo che, come si può dire, avanzi! Così stasera, tra incombenze domestiche (che, diciamolo pure, erano tutt'altro che allettanti) e un po' di sonno ho pensato....
....e perché non oggi??!
E così ha inizio questa avventura!
Vi chiedo, per i pochi (si spera in un futuro molti) che si avventureranno in questo oscuro angolo, un poco di pazienza per lo stile probabilmente abbozzato e rozzo: sono alle prime armi e oltre a questo io credo nei progetti che si evolvono e crescono mentre li viviamo nel presente. Per ora questo blog è un abbozzo, un embrione. Col tempo crescerà e con un po' di fortuna maturerà...speriamo.
Intanto buon viaggio!
Ecco il primo post di questo splendido e fenomenale blog!
Questo era un progetto che da molto tempo volevo portare avanti, ma un po' temendolo, un po' avendo troppe e molteplici idee, mi sono sempre trattenuta con la classica scusa "Ma sì! prima o poi...quando avrò tempo!". Il fatto è che il poi risulta quasi sempre vincente rispetto al prima, e ovviamente non si ha mai del tempo che, come si può dire, avanzi! Così stasera, tra incombenze domestiche (che, diciamolo pure, erano tutt'altro che allettanti) e un po' di sonno ho pensato....
....e perché non oggi??!
E così ha inizio questa avventura!
Vi chiedo, per i pochi (si spera in un futuro molti) che si avventureranno in questo oscuro angolo, un poco di pazienza per lo stile probabilmente abbozzato e rozzo: sono alle prime armi e oltre a questo io credo nei progetti che si evolvono e crescono mentre li viviamo nel presente. Per ora questo blog è un abbozzo, un embrione. Col tempo crescerà e con un po' di fortuna maturerà...speriamo.
Intanto buon viaggio!
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