29 ott 2014

Noi siamo infinito (di S. Chbosky)

Altro film, davvero emozionante! A breve arriveremo anche con la recensione del libro. 
Non è un fantasy...ma a volte la magia e l'emozione risiedono nelle realtà più comuni, anche quelle più tragiche.
Recensione del 20 luglio 2014

Ieri sera, come degna conclusione di una giornata malinconica, ho deciso che un film, chiamiamolo "americanata", (inteso nel senso buono, riferendomi a quella cornucopica produzione d'oltreoceano di lungometraggi volti al divertimento e al conseguimento di un paio d'ore di estraneamento dal talvolta arido mondo in cui viviamo, piuttosto che all'analisi e alla riflessione su tematiche importanti e talvolta scomode) non poteva bastare. Non sarebbe stato adatto a quella serata. Ci sono volte in cui la malinconia ti porta a cercare lo svago, al fine di evitare la depressione, e altre invece in cui ti spinge verso una soluzione più difficile e meno immediata. Infondo, se gli ingranaggi già girano a questo punto diamo loro qualcosa da macinare. E così con una Burn Bue Refresh (per inciso, una bevanda di quell'azzurro cielo non può che invogliarti, ma riguardo a gusto...lasciamo perdere! Non vale la pena sentirsi Percy Jackson per qualcosa che ha un gusto discutibile e nonostante il nome e tre giorni di frigorifero era tutto tranne che Refresh) e un po' di scetticismo mi sono avvicinata ad un film che attendeva nella mia lista dei "da vedere" da un po' di tempo: "Noi siamo infinito" appunto. 
Film del 2012, diretto e scritto da Stephen Chbosky, scrittore, regista, sceneggiatore e produttore statunitense, noto soprattutto per il suo best-seller "The Perks of Being a Wallflower", "Ragazzo da parete" nell'edizione italiana, opera da cui è tratto proprio il film di cui stiamo parlando. Dico subito che per quanto riguarda il libro non mi ci sono neppure avvicinata, per ora, ma assolutamente ho intenzione di leggerlo, soprattutto dopo aver visto il film e considerando che il regista e sceneggiatore è proprio l'autore. Comunque andiamo per gradi.
La storia ci introduce nella solitaria vita di un giovane adolescente, Charlie, interpretato da Logan Lerman, alle prese con problemi su vari fronti. Charlie deve affrontare il suo primo giorno di liceo, sotto la spinta della sua famiglia che cerca di fargli affrontare le difficoltà positivamente e a superare la sua timidezza e i suoi problemi relazionali. è un ragazzo molto timido e fin da subito è chiaro che la sua realtà è piuttosto complicata, la normalità minacciata dal fantasma di un amico morto suicida, dalle allucinazioni che lo tormentano, seppure nel film queste siano solo menzionate dai suoi genitori, e dai flash back della zia morta per incidente d'auto a cui era molto affezionato. 
L'inizio nella nuova scuola non procede molto bene, e l'unico "amico" che riesce a conquistarsi è il suo professore di letteratura, il signor Anderson, che intrigato dalla viva intelligente del suo studente lo sprona a inseguire il suo sogno di scrittore. Le cose migliorano quando durante una partita di football incontra Sam e Patrick, due fratellastri che frequentano l'ultimo anno. Questi, colpiti dalla sua ironia e dalla sua mente innocentemente brillante, scoperta durante una festa durante la quale Charlie assume inconsapevolmente della droga, nonché impietositi dalla sua solitudine e dalla sua malinconia, lo accettano nel proprio gruppo. Da lì in poi è una continua altalena tra la scoperta di un nuovo sé grazie ai nuovi rapporti che lo aiutano a sentirsi vivo, e invece il dolore del passato che torna ogni volta più violento quando qualcosa si incrina. L'apice è raggiunto quando Sam e Patrick partono per il college e Charlie, rimasto solo, si ritrova a convivere coi suoi demoni e la verità sul suo passato, fino al crollo che lo porta in terapia in un ospedale psichiatrico. 
Devo dire che questo film non è stato dei più commoventi che io abbia visto in assoluto, ma se vogliamo intendere il termine "coinvolgente" come sinonimo di emozionante, temo che non lo userei assolutamente. Userei piuttosto il termine "empatico". Questo film infatti non ti rende partecipe della vita di Charlie, così come siamo abituati, come se fossimo lui, ma piuttosto come una persona esterna, ma molto vicina a lui, che si preoccupa per il protagonista e la sua salute. Lo spettatore, pur avendo accesso ai pensieri di Charlie attraverso le lettere che scrive, che fungono come narratore della storia, ha decisamente più punti in comune con i genitori e i fratelli di Charlie, piuttosto che con Charlie stesso. Infatti non vediamo le sue allucinazioni, solo alcuni ricordi, come l'incidente d'auto della zia e alcuni ricordi legati a lei, e comunque solo quelli riguardo ciò che la famiglia conosce. Tutto ciò che riguarda il dolore di Charlie, legato al suo segreto, non ne veniamo a conoscenza se non quando Charlie perde il controllo. Lo spettatore percepisce chiaramente la preoccupazione, l'affetto e la dolcezza che si provano nei confronti del ragazzo, piuttosto che i suoi sentimenti diretti. Questi sono piuttosto descritti da lui attraverso le lettere. 
La tematica centrale del film, e il corollario di temi di certo non facili che ne seguono, è trattata con molta attenzione e rispetto. Chbosky, almeno nel film, nel libro vedremo, non avanza nessun tipo di giudizio o pregiudizio riguardo nessuna delle sue tematiche, che si tratti dell'alienazione sociale, della psicosi o dell'omosessualità, il ché è un sollievo, in un tempo in cui tutti sentono di dover dire la propria su ogni cosa, oltre che ammirevole. Chbosky non presenta un messaggio, ma racconta una storia. In maniera semplice, senza pretese o illusioni. Non esalta il significato, ma la persona, lasciando che attraverso di lei anche lui si riveli, ma senza mai prevaricare su di essa. 
Per quanto riguarda il punto di vista, definiamolo tecnico, la nota di merito va, sopra ogni cosa, alla scelta del cast. Emma Watson e Ezra Miller, ma soprattutto quest'ultimo, sono davvero fantastici e confermano il loro notevole talento. Ezra Miller in particolar modo, fin dalla prima apparizione, è estremamente coinvolgente. Tuttavia, nonostante non abbia ricevuto lo stesso riconoscimento rispetto ai suoi due colleghi, la vera perla è stata Logan Lerman nei panni di Charlie. La sua interpretazione è stata così realistica ed empatica che, almeno a mio parere, avrebbe meritato molto più di un Teen Choice Award. Questo giovanissimo si conferma indubbiamente un artista con tutte le carte in regola per diventare davvero un ottimo attore. 
Ultimamente, più per caso che per ricerca voluta, mi sto dedicando alla "New Generation", la nuova generazione di giovani interpreti, e resto sempre più soddisfatta dal gran numero di attori davvero talentuosi che si confermano in questa arte e Lerman è decisamente uno di questi, a pieno titolo.
Nella sua semplicità, questo film è un inno alla Vita, nella sua forma più pura. Non ci sono eroi, non ci sono mostri, solo la lotta di ogni giorno alla ricerca di chi siamo e chi vorremo essere. La ricerca di quel momento in cui sentiamo di esserci davvero. Questo film, nella sua semplicità, ha toccato parti di me, come pochi altri film hanno fatto e come nessuno negli ultimi anni. è un gioiello, una rarità del cinema moderno che tutti dovrebbero vedere. 

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